Riprendiamo e approfondiamo quanto accennato nella prima parte dell’articolo dove, come abbiamo visto, per arrivare a Cappuccetto Rosso che tutti noi conosciamo, dobbiamo aspettare il 1697, cioè quando Charles Perrault mise per la prima volta nero su bianco la storia di Cappuccetto Rosso (titolo originale: Le Petit Chaperon Rouge), sottolineando inoltre un elemento, il cappuccio rosso, che non si incontra sempre nelle versioni orali.
Perrault pubblicò il suo Histories ou Contes du temps passé (conosciuto come I racconti di Mamma Oca) a nome di suo figlio, Pierre Perrault Damancourt, questo perché nella Francia dell’epoca i racconti in prosa di origine orale non godevano di nessun prestigio a livello letterario e Charles era oltretutto un filologo molto conosciuto e stimato.
Questa strategia non tardò molto dall’essere scoperta, anche se, fortunatamente, l’enorme successo dei racconti di Mamma Oca finì per rendere dignità al genere del racconto popolare e Perrault, infine, passerà alla storia per questo e non per le sue opere erudite.
D’altra parte, nonostante sia la prima versione scritta di questo racconto universale e nonostante il suo enorme successo, non è quella che è pervenuta ai giorni nostri, principalmente per due ragioni.
La prima riguarda il finale, visto che la conclusione non è felice e tanto la nonna come la nipote finiscono i loro giorni sbranate dal lupo. Il racconto di Perrault culmina con la vittoria del lupo e, in questo modo, sono assenti la fuga, il superamento dell’ostacolo e il lieto fine delle altre storie. La sua intenzione era che le petit Chaperon Rouge fosse, più che una fiaba, un’ammonizione, un’avvertenza di fronte ad atti riprovevoli, una storia che incuta deliberatamente timore al bambino con un finale che lasci ansia.
La seconda ragione riguarda le notevoli connotazioni sessuali in essa contenute, le quali cominciano dalla caratterizzazione stessa della bambina (descritta come una ragazza attraente e di buona famiglia), che l’autore orna con un cappuccio rosso. Tuttavia, questi non solo vuole fare bella la bambina, ma le conferisce anche un comportamento alquanto libertino per la sua età. Quest’ultimo aspetto lo possiamo trovare nel passo dove Cappuccetto Rosso è invitata dal lupo, che ha preso il posto della nonna nel letto di quest’ultima, ad andare sotto le coperte. La bambina, né ingenua né pudica, si spoglia ancora prima che il lupo finisca di parlare, togliendosi con cura ogni indumento in una scena facilmente assimilabile a uno spogliarello che solletica i desideri lascivi della bestia:
Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la focaccia e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso, non lo fece finire di parlare, si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata.
Quest’azione viene rafforzata dall’inizio del famoso scambio di osservazioni e spiegazioni: al commento della bambina “Nonnina, che braccia grandi che hai!”, il lupo risponde che “sono per abbracciarti meglio, bambina mia”, dettaglio corporale con lo scopo del palpeggio del giovane corpo della bambina che, d’altra parte, non appare in nessun’altra versione registrata.
Oppure al commento della bambina “Nonnina, che occhioni grandi che hai!”, il lupo risponde che “sono per vederci meglio, bambina mia“, dettaglio che sottolinea anche l’appagazione sessuale del guardare, con occhi da pedofilo, il corpo nudo della bambina.
Addirittura in alcune versioni quando Cappuccetto Rosso va dal lupo e quest’ultimo la esorta ad andare sotto le lenzuola, lei domanda: “E il grembiule dove lo metto?” Il lupo le dirà: “Gettalo nel fuoco, che dopo non ti servirà più!“. Il grembiule in questo caso diventa simbolo del pudore e quindi della verginità.
Questo comportamento lascerebbe perplesso qualsiasi lettore convinto dell’innocenza della ragazzina.
Non possiamo pensare che Cappuccetto Rosso sia stupida ma piuttosto che voglia essere sedotta, perché, in risposta a questa seduzione così evidente e chiara, non fa nessun movimento per scappare o per opporsi a lui. Con tutti questi particolari, Cappuccetto Rosso passa dalla ragazzina ingenua e attraente, testarda perchè non ascolta agli avvertimenti della madre e pensa a divertirsi con quelli che lei crede coscientemente giochi innocenti, a poco più che una donna che ha perso l’onore.
Oltretutto possiamo identificare simbolicamente il cappuccio rosso con le mestruazioni, col sangue mestruale, che conduce la bambina nella “oscura foresta” della femminilità, posizionando la protagonista in età più avanzata, cosa che aumenterebbe il significato erotico già implicito in tutto il racconto.
Il rosso assume inoltre connotati diabolici e peccaminosi: Cappuccetto Rosso è una bambina viziata ed egocentrica ed è chiaramente un’immagine ben adattabile a quelle che erano le figure femminili aristocratiche e borghesi dell’epoca. Inoltre la bellezza della bambina viene contrastata dall’intelligenza dell’uomo, sfruttata in pieno per raggiungere il proprio scopo.









E’ una fiaba stupidissima nella trama, al di la del messaggio, infatti se il lupo era interessato alla bambina, perché non se l’è mangiata direttamente nel bosco?
Ciao Alex, le trame delle fiabe devono essere per forza semplici (non stupide direi…) perchè sono rivolte ad un pubblico di bambini. Alla fine devono essere facilmente comprensibili e insegnare in maniera semplice una morale.
Se il lupo si fosse mangiato la bambina nel bosco questo sarebbe corrisposto ad uno stupro, come tanti episodi di cronaca anche dei giorni nostri, invece il lupo, come un esperto pedofilo, si “lavora” la sua vittima.
Se poi alla vittima questo non dispiace come traspare dalla versione di Perrault…